Riccione, lo sguardo del viaggiatore sveste te e l’Adriatico degli odiosi luoghi comuni tra i tuffi all’ Acquafan e le notti brave al Cocoricò della Prima Repubblica.
Per noi che abbiamo detto no al patetico tormentone estivo “Con le luci sempre accese (quann, ah) Quando torno al mio paese Le signore sulle sedie quando torno al mio paese Tra le piazze sempre piene quando torno al mio paese (quann, ah)”, in questa pausa vacanziera sei stata tu il “paese nostrum”.

Riccione, proletaria tra le lucine del quartiere di Alba e chic tra viale Ceccarini e dintorni, accogliente come ogni località balneare romagnola, reginetta versiliana in Romagna di un turismo che offre servizi per tutte le tasche e in maniera trasversale a grandi, piccini e anziani, senza succhiare sangue per un ombrellone e una granita, come spesso accade altrove.
Riccione, grazie per avermi ricordato che si può ancora essere felici vacanzieri in EmiliaRomagna.
Via via la smania di volare dall’altra parte del mondo per illudersi di essere cittadini del mondo, come un tempo accadeva alla piccola borghesia di provincia che passò dell’investimento della “casetta al mare” alle due settimane di multiproprietà oltre i confini del Belpaese.

Riccione, tra i cavalloni pazzi dell’Adriatico ci hai fatto immaginare i surfisti sull’oceano, davanti alle albe spettacolari ci hai fatto ritrovare le levatacce sulla spiaggia californiana di Santa Monica, negli occhi degli ultimi giostrai la Romagna degli anni ’60, in quell’uomo di mezza età che teneva romanticamente stretto a sé una ragazza molto più giovane il pianobar di Peppino di Capri tra i versi “Io e te, un grande amore e niente più Io e te, le nostre corse fin laggiù.”

Riccione, chi ti ha vissuta da viaggiatore continuerà a cantare,  per bucare i palloni gonfiati di stacanovismo, “Una vita in vacanza Una vecchia che balla Niente nuovo che avanza… Libertà e tempo perso E nessuno che rompe i coglioni Nessuno che dice: “Se sbagli, sei fuori”.

Ciao Riccione, in direzione ostinata e contraria sempre. Me ne ritorno senza auto, senza lagne per il prezzo del carburante alle stelle, senza Alta Velocità con lo stress di prenotazioni in anticipo. Parto con il mio adorato trenino regionale, con un biglietto proletario di 25 euro, senza fretta, lentamente tra l’anziana Consuelo che mi dona il ricordo del 2 agosto tragico alla Stazione di Bologna e i paesaggi romagnoli che si dissolvono sulla voce del re del Liscio Secondo Casadei

Grazie Riccione, per noi inguaribili giramondo i viaggi non finiscono mai e da quel treno non vorremmo scendere in difesa della villeggiatura. quella che sa farti ritrovare te stesso

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