Adele cara, sai a cosa ho pensato quando ho visto il fiocco rosa che annunciava il tuo arrivo sotto l’androne di casa? Alla prima volta che ne vidi uno, tenendo per mano nonno Pasquale.
La cicogna aveva appena consegnato a mamma la mia sorellina e il nonno mi distolse dalla strambalata idea che le sorelle si scegliessero negli scaffali di un supermercato. Il tuo fiocco rosa mi ha restituito il ricordo dei nonni.
Adele cara, sai che i nonni sono luce, ricchezza e patrimonio dell’umanità? I miei si chiamavano Pietro, Rosa, Pasquale e Lucia e con il passare degli anni si sono trasformati nei miei angeli custodi.
Claudio Baglioni, un famoso cantautore che i tuoi nonni Giuseppe e Milena ascoltavano da fidanzati da una radio a Sant’Antonio Abate, una volta mi scrisse una lettera e mi raccontò dei suoi:
“Caro Rosario, vorrei salutare, insieme ai tuoi nonni Pasquale e Lucia, quelli miei che andavo a trovare galoppando sul ramo di un albero. Esmeralda, però, era già andata prima che io nascessi. E Barbara, detta non so perché Serafina. E Augusto e Castore. O come me li ricordo meglio, nonno Fante che era stato soldato nella Prima Guerra Mondiale e nonno Pizzica, per via della barba ruvida.” (La Repubblica, 22 settembre 1998)
Adele cara, questo per dire che i nonni sono come i sogni, ci aiutano a crescere e a metterci senza fare rumore alla ricerca della felicità. Quale sia la ricetta della felicità?
Non è un mio potere saperlo, non sono un genitore e sono stato, ahimé, un figlio biricchino. Voglio dirti però che voltarsi indietro aiuta a far volare come palloncini i nostri piccoli e grandi sogni. Dietro ciascuno ci sono i sogni dei genitori, dei nonni e di tutti coloro che sono venuti prima di noi.
Adele cara, lo sai perchè la cicogna, durante il primo viaggio verso le braccia di mamma e papà, ti ha fatto sobbalzare? Ha incrociato una stella luminosa, la tua bisnonna Angelina, che da lassù non vedeva l’ora di conoscerti. Questo per dire che tutti noi, granelli di sabbia nell’universo, siamo legati da un filo invisibile che si chiama amore.
Ti lascio questa lettera appiccicata alla culla. Ogni volta che sentirai lo strascichio di una valigia, imparerai a riconoscere questo instancabile e randagio vagabondo.
Buon viaggio nella vita.
