Dopo un’intervista a Claudio Baglioni di una vita fa, ho avuto la fortuna di conoscere Walter Savelli, tastierista e arrangiatore di una razza in estinzione.
Walter, che ci ha lasciato troppo presto, ha contribuito alla nascita di dischi capolavoro perché, oltre al talento, iniettava entusiasmo e passione.
Anche negli ultimi mesi, in cui incrociavo i suoi post che ci aggiornavano sul delicato stato di salute, ero giunto a una conclusione: “i guerrieri” come Walter ci contagiano di sano ottimismo, raro di questi tempi, anche nei giorni grigi di battaglie contro la malattia.
Io appartengo con orgoglio alla generazione che ha fatto della copertina di un disco il manifesto di riconoscenza verso tutti coloro che rendono intramontabile un’opera musicale. Le tastiere di Walter fecero la differenza anche quando “Strada facendo” di Claudio Baglioni mosse i primi passi dal vivo negli stadi, tra le onde della gioventù degli anni ’80. E questa è più di un’annotazione storica.
Firenze è stata la mia seconda casa, tanto vissuto nel quartiere di Novoli tra l’affetto di zii e cugini. Spesso cazzeggiavo da Ricordi in piazza della Repubblica. Alla fine degli anni ’90 incontrai Walter lì e i nostri sguardi si incriciarono sullo stesso scaffale. Parlammo di #musica, di quella che, come un incantesimo, rende la nostra vita migliore, nonostante tutto. Ciao, Walter
