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Il mio legame con la Francia in dieci anni di lavoro in Europ Assistance

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Martin Vial, CEO del Gruppo Europ Assistance dal 2003 al 2014.

rosario_pipolo_blog_2La Francia mi appartiene da sempre, prima della nascita, fin dai tempi in cui parte della mia famiglia paterna si era trasferita nel Sud del Paese. Questo legame fu sigillato quando mi iscrissi a Lingue Straniere all’università e il francese fu il passe-partout per le porte d’oltralpe.
Furono viaggi continui, fughe che mi spinsero tra Tolone e Marsiglia, facendomi diventare parte di quella comunità; furono canzoni, quelle di Gainsbourg, Brassens, Dalida, Ferré, Brel, Piaf, Pagny; furono quintali di romanzi e chilometri di pellicole cinematografiche francesi tra Cannes e Venezia; furono chili di pain au chocolat a colazione e litri di Perrier; furono interviste a Charles Aznavour e Juliette Greco; furono scarpinate a Parigi e la mia prima volta nel ’96 da giornalista accreditato al Moulin Rouge; fu la mia penna che firmò un articolo sul quotidiano francese Le Corse-Matin.

Quando dieci anni fa Europ Assistance, la compagnia d’assistenza di Generali fondata da Pierre Desnos nel 1963, spalancò le sue porte al mio percorso professionale, mi sembrò una beffa del destino: la Francia tornava nella mia quotidianità.
In questo lungo tempo di attività tra le file della comunicazione digitale, c’è uno scatto inedito che oggi tiro fuori dal mio archivio e mi ritrae con il CEO del Gruppo Martin Vial, in carica dal 2003 al 2014. In vent’anni e passa di attività giornalistica le mie frequentazioni sono state personaggi dello spettacolo e della cultura e non di certo grandi manager della portata internazionale.

Ebbi modo di conoscere Vial in occasione di un viaggio a Parigi nella sede del Gruppo per il lancio  di NetGlobers, primo portale online sulla sicurezza in viaggio. Mi colpì l’attenzione data anche a “risorse invisibili” come me, che per ruolo e mansione restavano lontane da vetrine e riflettori, passando  del tutto inosservate.

Ritrovai allora la Francia luminare, quella della Quinta Repubblica guidata da François Mitterand, capace di cogliere nel talento di un manager umanista come Martin Vial l’equilibrio tra Pubblico e Privato, la congiuntura tra l’alta carica istituzionale e le sfide di un grande gruppo aziendale. La Care Revolution dell’ex numero uno delle Poste d’oltralpe ha rappresentato la visione lungimirante per trasformare il brand francese di Europ Assistance, inventore assoluto dell’assistenza, in patrimonio dell’umanità.

Questa è una polaroid che conserverò dopo dieci anni di lavoro in Europ Assistance. Al di là di quelle che saranno le mie scelte future, la Francia, in quel viaggio di ritorno da Parigi, mi restituì la piena consapevolezza che sul posto di lavoro non ci saranno intelligence artificiali o algidi algoritmi che rimpiazzeranno mai il valore di una risorsa umana. 

Storie di casa mia: 50 anni di assistenza a ritmo di Rap

Rosario PipoloIn una sera del 1963, mentre dalla radio i Beatles cantavano Please Please me, papà mi raccontò di aver illuminato un intero quartiere di un paesotto alla periferia di Napoli. Aveva fornito assistenza ai sogni di tutti coloro che mai avrebbero immaginato di vedere illuminata una strada con l’energia elettrica.

La notte tra il 16 e il 17 luglio 1973, mentre in un jukebox girava Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, mamma fu portata in fretta e furia in clinica perché io scalpitavo nel suo pancione. “Accipicchia!”, le disse la zia Carmelina che le prestò assistenza. E aggiunse: “Margherita, con tutto il ben di Dio che stasera hai mangiato per il mio onomastico, tuo figlio nascerà a stomaco pieno!”.

In una mattina di ottobre del 1983, mentre Micheal Jackson si arrampicava nella hit parade con Billie Jean, fui punito e spedito dalla classe direttamente dal direttore. La segretaria mi offrì una caramella, segnale di un conforto o assistenza. Ed io sfacciato risposi: “Sono fiero di essere qui. Finalmente una volta che non viene lui in classe, ma io vengo a trovare il direttore. Mi sta simpatico. E poi si chiama Domenico come mio zio”.

In un pomeriggio d’inverno del 1993, sul nastro dell’audioradio Terence Trent d’Araby cantava Do you love me like you say. A quasi un anno dalla patente, si bucò la ruota dell’auto. Mi vergognavo: non ero capace di cambiarla. Chiesi alla ragazza che era con me di fornirmi assistenza in maniera bizzarra. “Chiedi aiuto a qualcuno, fingendo di essere da sola in macchina. Esisteranno ancora i cavalieri?”, le dissi. Il piano funzionò. Un tizio si fermò e tolse di mezzo la ruota bucata, mentre io finsi di arrivare in ritardo sul posto.

In una sera d’estate del 2003, i Muse se la davano a gambe con Hysteria. Durante una delle mie prime affacciate nel Sud della Francia, chiesi delle indicazioni ad un carroattrezzi. Il logo non mi era per niente familiare. Eppure mi dissero che oltre il confine, se ti fermavi con l’auto non potevi che chiamare quelli con il logo rosso e blu. Quello era il simbolo dell’assistenza.

Oggi 4 novembre 2013, io ci lavoro in un brand che fornisce assistenza e che per giunta spegne 50 candeline. Meno male che i miei capi non leggono mai ciò che scrivo! Non sanno che volevo fare il dj rap. Allora mi sono detto: quasi quasi mi invento disc-jokey, fingendo di aver composto la colonna sonora di questo video a cartoni animati. Perchè? Per ritrovare qualche faccia familiare che ha girato intorno alla vita mia.

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