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Viaggiatore tra tempo e luoghi nel mio 2014

Rosario PipoloCi sono tanti modi per viaggiare ed io ne ho sperimentato vari in questo 2014: da questi a corto e lungo raggio per guardare negli occhi i nuovi lettori del mio romanzo – scrivere è per me il pretesto per avere la valigia sempre pronta – a quelli dell’ultimo minuto per inteccettare nuovi legami.

Viaggiare per solfeggiare la memoria perché un arrivederci sia la speranza di continuare a camminare insieme: “Non dobbiamo mai smettere di contarli i sogni, proprio come faceva Andrea. Perciò alla fine di ogni viaggio non mi piace ripetere addio, ma ci vediamo domani”.

Viaggiare per capire dopo vent’anni  quando la mia passione per la scrittura sia diventata un mestiere. L’aneddoto, una macchina da scrivere Lettera 35 fregata a mia sorella e la benedizione di un direttore di un quotidiano del Sud Italia: ““Guagliò, sei cresciuto ormai. Continua a camminare con le tue gambe”.

Viaggiare per ritrovare una scuola di periferia e chi l’abitava. “La scuola ai tempi in cui ero allievo sedimentava legami speciali tra docenti e alunni”.

Viaggiare per far ritorno nell’abitacolo dell’infanzia che ti sussurra al cuore tutto ciò che un tempo eri troppo distratto per ascoltare: le sorelle come dono di Dio o i compleanni vissuti in vacanza che fotografano l’istante dell’insostenibile leggerezza dell’essere.

Viaggiare verso Mosca perchè “per fare il futuro ci vuole impegno civile; per fare impegno civile ci vuole memoria, per fare memoria ci vuole il coraggio di uomini e donne come Anna Politkovskaja”.

Viaggiare per affogare tra le ferite della memoria, restando ammutolito salendo le scale del Sacrario Militare di Redipuglia o spingendomi fino all’altra Slovenia, quella della Caporetto che ci ficcarono in testa ai tempi in cui mettemmo mano ai sussidiari di storia delle scuole elementari: “Mangia soldato, ingoia questi bocconi amari, perché il rancio che ti passavano non aveva niente a che vedere con i cibi cotti a legna da tua madre.”

Viaggiare per essere protagonista del futuro in una lettera scritta alla piccola Noemi e lasciata nella sua culla sulla frontiera tra il bresciano e il mantovano: “Noemi, la prima volta che urlerai “Dio, perché mi hai abbandonata?” sentirai invece che ti sta portando in braccio.”

Viaggiare per  ascoltare la voce dell’anno che verrà: Se nasce una stella in Valcamonica la chiameremo Martina.

Diario di viaggio: sul sacrario militare di Redipuglia come ad Auschwitz

Rosario Pipolo“Spara soldato, non aver paura!”, ti urlavano dalle trincee. Eri partito per il fronte convinto che saresti tornato, con l’illusione nel cuore che avresti fatto una passeggiata con la tua fidanzata sotto gli alberi del Friuli-VeneziaGiulia.

“Mangia soldato, ingoia questi bocconi amari”, perché il rancio che ti passavano non aveva niente a che vedere con i cibi cotti a legna da tua madre.

“Scrivi soldato ma non raccontare a casa l’inferno che stai vivendo”, ti ordinavano dal fronte. Tanto tuo padre non sapeva leggere e ogni santo giorno, al calar del sole, dopo aver zappato la terra che ti aveva partorito, guardava all’orizzonte con la speranza di vedere la tua sagoma.

Il mio viaggio della memoria, dopo la mia visita ad Auschwitz di tanti anni fa, riparte da qui, dal sacrario militare di Redipuglia. Qui, dove la terra del Friuli-VeneziaGiulia custosice da cent’anni la memoria della Grande Guerra, mi fermo in silenzio per guardare in viso gli eroi, figli caduti sul Carso, mandati a perire nella “grande disfatta” che ha recintato la mietitura dell’imperdonabile flagello d’Europa.

Soldato Augusto. Presente. Soldato Pietro. Presente. Soldato Giovanni. Presente. Soldato Paolo. Presente. Soldato Vittorio. Presente. Soldato “ignoto”. Presente. Quanti siete, non si finisce mai di contare. Su ogni gradino trovo ritagli di vite mancate; il rumore di ogni mio passo viene spezzato da questo interminabile silenzio. E solo le ultime gocce d’acqua mi fanno capire che qui piovono le lacrime del Padreterno, perché ai tempi della globalizzazione non abbiamo ammesso ancora che ogni guerra, come recitava il titolo di un film di Renoir, resta una “grande illusione”.

Ogni italiano dovrebbe venire qui riempire un viaggio con le dovute riflessioni. Ed io, che oggi ho rinunciato ad un banale giorno vacanziero al mare, ho restituito al mio viaggio il volto della verità. Se oggi esisto, è grazie al sacrificio di tutti voi.