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Just Married al Castello di Bevilacqua e l’artigianato locale per gli sposi

Rosario PipoloNon mi piacciono le fiere dedicate ai matrimoni. Le trovo noiose, a volte volgari, con quel prurito che contraddistingue il mercante, disposto a venderti qualsiasi cosa. Perciò credo che sia riduttivo definire Just Married, la domenica di novembre che il Castello di Bevilacqua dedica ai futuri sposi, come evento o fiera matrimoniale.

Mi sembra piuttosto il raduno di artigiani appassionati che, sulla frontiera veneta tra il veronese, il vicentino e il padovano si incontrano in una cornice incantata – quella di un vero castello appunto – per provare a dare al matrimonio un tocco di autenticità. Per me è artigiano chiunque contamini il proprio lavoro con le radici che lo legano al territorio.

Da questo punto di vista lo sono anche Roberto Iseppi e Miresi Cerato, padroni di casa al Castello di Bevilacqua, portatori sani dell’artigianato nello stile che fa essere questa location del Veneto un punto di ritrovo e riferimento di memoria per tutta la comunità locale.
Mi infiltro a Just Married, mescolandomi tra quelli dello staff, per capire se l’organizzazione di un matrimonio affoghi soltanto nel becero business.

Cambio idea quando vedo la matita magica di Giulia Gazzani disegnare la coppia – scelta come immagine di questo post – che, con lo stesso garbo dei fidanzatini di Peynet, incornicia lo spirito di Just Married: i sogni di Ester e Ime guariti nel loro inconfondibile cake design; il make up di Chiara dallo slogan “il trucco c’è ma non si vede”; la serigrafia di Valentina e Alice tra idee eleganti; l’occhio fotografico di Vinicio, il flauto traverso di Chiara o l’esuberanza di Giorgia che farebbe ballare anche la coppia di sposi più ingessata.

Valorizzare la creatività e l’unicità dell’artigiano locale è il piccolo grande valore aggiunto di Just Married. Ed è giunta l’ora che lo riconoscano anche le istituzioni provinciali e regionali, perché non basta canticchiare all’occorrenza “Oh che bel castello, Marcondiro ndiro ndello”. E scusate, se insisto.

Diario di viaggio: se al castello di Bevilacqua le stelle stanno a guardare

Rosario PipoloSe le stelle stanno a guardare attraverso un castello, allora ti convinci che la magia della tappa di un viaggio può prendere la piega dell’autenticità. Nei miei vagabondaggi mi tengo alla larga dai “resort siliconati” che si sforzano di essere ciò che non sono.

Cinque anni fa sono finito la prima volta al Castello di Bevilacqua: in quella zolla di frontiera veneta tra il vicentino e il padovano, mi sono sentito come il forestiero finito nelle buone mani di una famiglia castellana. Roberto, Miresi, Anna, Marco e i piccoli Andrea e Giulia mi hanno guidato a vestirmi con la storia di questa location che custodisce memoria, irradia un territorio spesso dimenticato.

Le stelle sanno metterci il resto, se capiti al castello ad un passo dalla magica notte di San Lorenzo. Le stelle si appostano già qualche sera prima e così Roberto Sannevigo, presidente del Planetario di Padova, mi toglie piccole curiosità, svela segreti e mi racconta della sua infinita passione per le stelle.
Non capita spesso una piacevole cena sotto le stelle e così tra una portata e l’altra mi concedo “il lusso” di importunare lo chef per farmi spiegare qualche trucchetto. Lui però non sa che io sono una vera frana ai fornelli!

Se le stelle stanno a guardare al castello di Bevilacqua, io allora fisso quella che brilla di più e mi torna in mente un veneto sognatore che più di venticinque anni fa vide un castello abbandonato e se ne innamorò. Gabriele non era un visionario, era piuttosto il veneto che sapeva rimboccarsi le maniche e fare dell’ultimo pezzo della sua vita il prolungamento di un sogno da condividere con tutta la comunità del territorio.

Con i sogni si può costruire la vita. Perciò ogni volta che me ne vado dal castello di Bevilacqua, ho una voglia matta di rimettermi a scrivere. Sono le piccole storie “segrete” dell’Italia che mi piace raccontare. Nessuno aveva capito il motivo per cui sono tornato al castello di Bevilacqua: riprendermi la stella del viaggiatore. Oggi quella stella brilla tra memoria e sogni futuri e porta il nome di Gabriele Cerato. I suoi nipoti Anna e Marco, che sembrano usciti dalla famosa canzone di Lucio Dalla, hanno la sensibilità per diffondere tra i giovani questa passione.