Mandela ritrovato: al cinema con Invictus

Invictus, il nuovo film di Clint Eastwood, mi ha emozionato perchè ha riportato a galla il mio primo incontro con l’Apartheid e il Sud Africa. In una scuola media della provincia di Napoli, nella prima metà degli anni ottanta, ho scoperto che c’erano paesi in cui  ancora neri e bianchi non potevano sedersi sulla stessa panchina, viaggiare sulla stessa ambulanza o innamorarsi, sposarsi ed essere felici.  Quando sono tornato a casa quel pomeriggio, vedendo i miei compagnetti giocare a biglie con Ronny, il nostro amico di colore, ho avuto paura perchè in Sud Africa non sarebbe potuto accadere. Per noi Ronny era la mascotte del condominio Stella Maris e gli volevamo tutti bene. Non ho mai visto un atto di razzismo contro di lui, negli anni in cui era una rarità avere un compagno di giochi con la pelle di un colore diverso dal tuo. Clint Eastwood usa un buon pretesto, lo sport e la vittoria ad una partita di rugby, per cogliere in flagrante la grande umanità e spiritualità di un profeta del tempo moderno: Nelson Mandela (insuperabile Morgan Freeman). Peccato che lo sguardo della macchina da presa sia troppo americano -sarà colpa del rugby? – per rendere il film perfetto. Mi resta una domanda irrisolta: il tifo che unisce una nazione intera, al di là del colore della pelle, finisce con l’euforia del momento? Non ci sono andato ancora in Africa, è nei miei programmi di viaggio, ma il terrore che “le vittime” di ieri siano “i carnefici” di oggi mi inquieta nel profondo dell’anima.

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