Il voltafaccia ai tempi di Facebook

Il voltafaccia su Facebook è una ricorrenza di questi tempi. Una volta accadeva in strada, oggi nei vicoli dei social network. Quello più subdolo non riguarda la persona con cui abbiamo tagliato i ponti, ma il contorno. Si tratta di coloro che si intrattenevano a parlare con noi, sull’amaca dei sorrisi compiaciuti, delle pacche sulla spalla, della battuta facile, del “vediamoci più spesso”.
Poi ecco che arriva il primo taglio. Una volta lo notavamo per strada, perché il voltafaccia avveniva con gradualità: prima facevano finta di non vederci, poi fingevano di parlare al cellullare guardando avanti e, infine, passavano alla scelta più drastica, come a dire “chi ti hai mai visto prima”. Con l’avvento dei social network, Facebook ha dettato le nuove regole del voltafaccia, che corrispondono all’ eliminazione dagli amici.
Quelli più “quaquaraquà” però ci arrivano gradualmente con delle fasi intermedie. Basta giocherellare con i tasti della privacy e oscurare la bacheca a pezzetti. La maggior parte anticipa la censura di status e foto con un’altra azione: rendere invisibile la lista degli amici. Insomma, al massimo ci sarà concesso di capire quali siano quelli rimasti in comune.
Quale miglior pretesto per dare una bella sforbiciata alla nostra lista di contatti facebookiani? A parte il gusto di far numero, è inutile avere tanti nomi appesi, di cui magari non ricordiamo neanche il viso. Del resto, come accade in ambito culinario”, il “contorno” non è un piatto indispensabile e se ne può fare a meno, a qualsiasi pietanza appartengano le verdure grigliate.
Le azioni sui social network non fanno rumore, perchè abitano nello spazio invisibile della nullità. Ha valore il rumore dei passi che sentiamo dietro la porta, prima che si riapra, restituendo ad ogni legame il proprio ruolo e significato.






Luca Jurman ha bisogno di una tripla porzione di tiramisù. Il suo pupillo Valerio Scanu, noto ad Amici per i suoi attacchi isterici da “femminuccia”, non ha trionfato al talent show di Maria De Filippi. Insomma non tutte le ciambelle riescono col buco – l’edizione 2009 di Amici è quella più trash in assoluto – e così neanche il coraggioso “terrunciello” Luca Napolitano è riuscito a spuntarla (mi dispiace perché era delle mie parti ed io mi sento più terrone di lui!). Tra i due litiganti il terzo gode ed ecco spuntare una femminilità peperina e grintosa: Alessandra Amoroso. Sale sul podio il Sud e la Puglia si infervora per la vittoria a sopresa della ragazza di Lecce. Amici di Maria De Filippi ha vinto in termini di share, ma la qualità è nettamente inferiore a quella di X Factor. Al di là del sindacabile giudizio degli addetti ai lavori, tutto è relativo perché adesso le case discografiche fremono per rifarsi con le nuove star del trash della musica italiana: Alessandra è stata arruolata da Sony e Valerio è entrato nella scuderia di Emi music. Mentre le vere stelle della musica sono costrette a barcamenarsi per rientrare tra le braccia delle major, i “tronisti musicanti” del reality sfondano le classifiche: non dimentichiamo che Scialla, la compilation di Amici, ha fatto record di vendite. De gustibus non disputandum est!
Maria De Filippi e i suoi ragazzotti hanno vinto la sfida televisiva del martedì sera: Amici ha sbaragliato in termini di ascolto X Factor, raccogliendo il doppio dei consensi. Perché? Nonostante la Rai avesse provato ad evitare l’ostacolo “Grande Fratello”, Mediaset è stata al gioco ed ha cambiato a sopresa il giorno di programmazione del talent show di Canale 5. Se facciamo parlare i numeri Amici piace più al Sud, mentre X Factor tiene lo scettro nel settentrione. Il format britannico è più equilibrato delle passate edizioni ed ha proposte interessanti. Amici di Maria De Filippi è diventato il degrado trash della tv generalista, sostenuto da una ciurma di adolescenti “infuocati” che adorano “il belloccio di turno”, senza dare alcun valore aggiunto alle qualità artistiche. Facendo zapping tra l’uno e l’altro mi sembrava di passare da un cortile anarchico, animato da isterismi e lagne (Valerio Scanu è il nuovo reuccio da reality!), ad un raduno di vecchi amici, dove perlomeno si parlava di musica. C’è chi tifa per Amici, c’è chi tifa per X Factor, ma c’è chi tifa soltanto per la musica, senza dover ricorrere a “tronisti di turno” per tenersi a galla in questi giorni di crisi. Ad ogni modo c’è un dato positivo da considerare. Gli italiani, giovanissimi e meno giovani, sono tornati ad ascoltare musica in televisione. Potrebbe essere un’occasione per farsi raccontare da nonni e genitori cosa era una volta Canzonissima e il Festival di Sanremo, nel Belpaese del boom economico, “povero ma bello”.
Guardo raramente la tv generalista di questi tempi e potete indovinare il perché. Facendo zapping, mi sono ritrovato il faccino di Valerio Scanu sul palco di Amici di Maria De Filippi. Sui forum si parla di lui e pare sia tra i più quotati della squadra bianca. Qualità vocali? Niente di eccezionale. Ha impugnato il microfono ed ha cantato un vecchio brano di Whitney Houston con la presunzione di chi sente già artista. Artista di che? E quando Luca Napolitano, il suo compagno di squadra, lo ha rimproverato per aver scelto un testo in lingua inglese (lui è più nazionalista!), Valerio si è indispettito, facendosi prendere da un arrogante isterismo uterino. Una sceneggiata da “prima donna”, una figuraccia da “femminuccia offesa” che non giova all’immagine dell’ambizioso giovane. Povera la nostra Maria De Filippi alle prese con queste atmosfere litigiose da merenda di scuole elementari! Piuttosto mi preoccupa l’insegnante Luca Jurman in un ascolto quasi meditativo della performance di Valerio. Mica siamo di fronte alla rivelazione musicale del 2009? Largo ai giovanissimi per l’ardua sentenza con un dato alla mano: Scialla, la compilation musicale di Amici 8, è tra gli album più venduti. Che ne dite? Piangiamo di gioia o di disperazione?
Il Festival di Sanremo alza o abbassa la pressione. In questa edizione 2009 sia le nuove proposte sia i Big sono usciti fuori pista, facendoci soffrire di ipertensione. Marco Carta, ex divo del talent show Amici, ha vinto il Festival numero 59 della canzone italiana con il brano La forza mia. Sarà stata la presenza all’Ariston della madrina Maria De Filippi o qualche inghippo al famigerato televoto a far vincere una canzone dagli eccessi melodici. Un trionfo immeritato? Ieri con Arisa, oggi con Marco Carta ci vien voglia di vagabondare nel web alla ricerca delle decine di alternative tra innovazione e sperimentazione a cui il Festival di Sanremo ci ha disabituati. Tiziana, una lettrice di questo blog, ha criticato la mia disapprovazione per Arisa replicando: “Quello che conta in un mondo che corre veloce è la comunicazione. Si svegli, siamo a Sanremo 2009!”. La questione non è tanto il trionfo di una canzone da canticchiare domani “sotto la doccia”, bensì il rammarico perché i giovani musicisti non osano più, sperimentando o rischiando. Alcuni vecchi cantautori di oggi sono i giovani di ieri, quelli che all’Ariston vincenti o perdenti lasciavano un segno. In “un mondo che corre veloce” abbiamo bisogno di caricare sul nostro I-Pod soltanto canzoni usa e getta. Vittorie come quella di Marco Carta restano cotte emotive destinate a durare qualche stagione, per la fortuna o la sfortuna di chi fa il mio mestiere. L’unica consolazione resta il successo di Paolo Bonolis, l’assoluto trionfatore di questa contestata edizione sanremese: ha salvato il salvabile, ha dimostrato al Belpaese di avere ancora bisogno del suo Festival (i reading degli inediti di penne prestigiose); ha riacceso un flirt tra passato e futuro (i duetti tra vecchi leoni e nuove proposte); ha restituito al testo la centralità funzionale nel corpo della canzone (i pezzi dei Big valorizzati dalla recita di attori), si è sforzato di fissare un punto di incontro tra show televisivo e show musicale. Il regno di Bonolis può essere un’auspicabile soluzione transitoria ad un nuovo Festival, orgoglioso delle sue radici, ma consapevole dei dovuti cambiamenti. E’ l’unico destino per vivere una nuova e lunga giovinezza. Adesso tocca al pubblico scegliere il vero vincitore, magari tra gli esclusi come gli Afterhours, sbattuti fuori ingiustamente.