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I 50 anni di Goldrake e tanto rumore per nulla in tv sulla RAI

Goldrake, il famoso robottone che ha incantato la mia generazione e non solo, spegne 50 candeline. Il 5 ottobre 1975, infatti, la televisione giapponese trasmetteva il primo episodio dell’anime fortunato creato da Go Nagai e trasformato dalla Toei Animation in un piccolo gioiello dell’animazione nipponica.
Perché tutto questo rumore per la rimessa in onda di tutti gli episodi da parte della Rai?

TANTO RUMORE PER NULLA IL RITORNO SU RAI 2

Goldrake ritorna in televisione su Rai 2 e questo “giavellotto nostalgico” testimonia la devozione della mia generazione a Atlas Ufo Robot, che ha avuto il merito indiscusso di farci sfidare le sorti dell’infanzia con riflessioni da adulti.
La messa in onda? Tanto rumore per nulla, perché è dal 2018 che godiamo di tutti gli episodi televisivi, inclusi gli inediti, magnificamente restaurati con il doppiaggio originale e custoditi in tre preziosi cofanetti in blu-ray pubblicati da Yamato Video. Insomma, per noi apostoli di Duke Fleed non c’è ciccia, niente di nuovo. Resta il rewind sul tasto di infanzia e adolescenza di rivedere i primi due episodi sul piccolo schermo, ops “grande schermo” visto che ormai nei soggiorni di casa nostra ne campeggiano di versatili e giganti.

LA LEZIONE DI GOLDRAKE 50 ANNI DOPO

Go Nagai, fumettista e animatore del Sol Levante, papà di Grendizer (questo il nome in giapponese), ha anticipato temi del mondo contemporaneo, dal nuovo rapporto dell’uomo con le macchine alle ossessive invasioni della tecnologia dei giorni nostri, dalla desolazione e traumi del Giappone post-atomica alla ricerca poetica di un legame tra esseri umani e extraterrestri come Spielberg avrebbe fatto magnificamente  qualche anno dopo al cinema in “Incontri ravvicinati del terzo tipo.”
Durante il mio viaggio della memoria a Hiroshima, per onorare il ricordo delle vittime dell’olocausto dell’atomica, ripensai a Goldrake e ai suoi personaggi. La statuina dipinta del protagonista, Actarus, da una mensola del soggiorno di casa mi ricorda una piccola verità. Ciascuno di noi da piccolo è stato Duke Fleed, come me che fregavo a mia madre lo stendibiancheria su un balcone alla periferia di Napoli e immaginavo di guidare Goldrake in viaggio nello spazio.

GOLDRAKE ESISTENZIALISTA E IL DOLORE DELLA SEPARAZIONE

Il 5 ottobre, specchiandomi nel primo episodio di Ufo Robot trasmesso da Rai 2, aspetterò che la porta di casa si apra come allora e papà rincasi da lavoro indossando la sua tuta blu da supereroe. Del resto, esattamente cinquant’anni fa, nella sofferta decisione del protagonista Duke Fleed di ritornare sul suo pianeta, abbiamo intravisto lo stratosferico dolore della separazione dalle persone che abbiamo amato.
Il Goldrake esistenzialista di Nagai ci lascia una speranza: ritrovare le persone amate un giorno, in groppa a Atlas Ufo Robot tra le stelle luminose dell’universo, nell’ultimo viaggio che noi ostinati sentimentali, fuori dal branco, continueremo a chiamare eternità, senza darci mai per vinti.

Cartoonia sui profili di Facebook: vince il Giappone degli anni ’70 e ’80!

Sembrava il capriccio infantile di qualche “faisbukkiano”, invece l’invasione dei personaggi dei cartoni animati nelle foto del profilo di Facebook aveva un suo perché. La settimana per i diritti dell’infanzia, proclamata dal 15 al 20 novembre, è stata molto “social” e il passaparola sulle bacheche è stato così suadente che nel giro di poche ore ogni nostro contatto italiano aveva rinunciato al suo “egocentrismo da profilo” per trasformarsi in un cartoon. Insomma, un modo simpatico per tornare ad essere bambini e ritrovare i nostri eroi  fino al 25 novembre.
Quale migliore occasione per un blogger se non quello di attraversare il social network più famoso per capire quali siano stati gli alter ego più gettonati?
In cima alla classifica, ci sono i personaggi degli anime giapponesi che legano le generazioni degli anni ’70 e ’80. I Robottiani hanno scelto i volti d’acciaio del rivoluzionario Nagai – Mazinga, Jeeg e Goldrake in pole position – le romantiche hanno recuperato il manga sentimentale dietro i sorrisi di Candy, Georgie, Lulù, Lady Oscar; le sovversive hanno chiesto in prestito la faccia a Lamù e alle tre sorelle di Occhi di Gatto; i controcorrente sono andati incontro a Yattaman, Conan, Gigi la trottola, Flo Robinson, il Tulipano Nero, Bia, la Principessa Zaffire, Capitan Harlock, i protagonisti di Galaxy Express e Pollon. Qualcuno si è ricordato del povero vecchio Magoo, qualcun altro dell’allegra brigata di Hanna-Barbera tra Penelope Pit Stop e il cane Mudley. Pochi si sono “puffati” da Puffetta o Grande Puffo, ma in tanti hanno chiesto asilo a Springfield per bussare il campanello di casa Simpson.
Furore anche per i personaggi Disney con Topolino, Minnie e le eroine delle fiabe di sempre. Le principesse hanno fatto gola alle giovanissime, inclusa La Bella addormentata nel bosco o Cenerentola, per lo più dimenticate, ma ricordate da chi sa che “i baci dei principi azzurri risvegliano dai lunghi letarghi”.
Una faccia in prestito”, come recitava il titolo di un album di Paolo Conte, è arrivata anche per me. E’ quella di Lupin III di Monkey Punch, nella versione poetica della prima serie televisiva, super popolare tra i profili.  Quel suo ghigno era più di un ammiccamento furbesco. E tu da chi ti sei fatto prestare la faccia e perché?